L’ecommerce cresce ma senza investimenti: un paradosso tutto Italiano

Anno d’oro per l’ecommerce in Italia con una crescita nel 2017 del +17% e 23,6 Miliardi di euro di transato. Il paradosso è che a fronte una crescita a due cifre del mercato scarseggiano gli investimenti. Perché ? Ecco alcune risposte.

I NUMERI

In Italia l’ecommerce cresce a doppia cifra (+ 17% e 23,6 Miliardi di transato nel 2017 secondo Osservatorio e-commerce B2c del Politecnico di Milano e Netcomm) ma senza investimenti (gli ecommerce italiani che negli ultimi 12 mesi hanno ricevuto round d’investimenti da Venture Capital o Business Angel sono molto pochi).

Facendo un confronto con gli altri paesi europei nel 2016 in Italia i Finanziamenti per l’ecommerce sono stati pari a 160 Milioni di euro contro i 600 milioni della Spagna i 2 Miliardi della Germania e i 2,7 Miliardi della Francia (fonte Casaleggio & Associati). E’ un dato emblematico del ritardo che l’Italia continua ad avere su settori in fase di sviluppo e la lentezza che il “Sistema degli Investimenti Italiano” ha nel capire e seguire i settori in crescita. Il rischio è perdere anche questo treno permettendo ai grandi colossi internazionali (Amazon, Ebay, Zalando, Zooplus, ecc.) di colonizzare il mercato italiano per l’incapacità di investire nel momento giusto.

Dopo una fase promettente tra il 2012 e il 2015 in cui l’ecommerce sembrava incontrare il favore degli investitori (vedi round da 200 a 500 mila euro per Tannico, LoveThesing; Vino75; Farman; Foodscovery; Mukako; Profumeriaweb, Bauzar, ecc.) negli ultimi 2 anni si è registrato un deciso passo indietro.

ECOMMERCE E VENTURE CAPITAL

Come mai a fronte di una crescita del mercato si registra un calo degli investimenti? Abbiamo rivolto la domanda a Loris Lanzellotti, Co- Founder e Managing Director di Boost Heroes, venture capital focalizzata su investimenti in aziende nelle prime fasi di sviluppo e ad alto potenziale di scalabilità. “Dalle esperienze vissute – ci spiega Loris Lanzellotti – è un problema di Rischio/Rendimento. Il rischio è alto come per qualsiasi start Up ma il rendimento se l’azienda va bene non è elevatissimo.

Poi c’è un tema di Exit.  Al momento anche gli ecommerce che vanno bene non riescono a fare delle exit consistenti, aspetto non secondario per Investitori che devono uscire dalle start Up in tempi relativamente brevi (solitamente 5 anni)”.

BANCHE ED ECOMMERCE    

Se allarghiamo lo spettro di analisi al sistema bancario, il problema diventa ancora più complesso. Le banche soprattutto in questa fase, difficilmente finanziano progetti con rating basso come le Start Up dell’ecommerce.

Rischi troppo elevati, poche garanzie, investimenti immateriali (software, marketing o Advertising), nessuna storicità del Business rendono gli ecommerce poco “bancabili”. Anche in questo caso il rischio è troppo elevato per un sistema che non comprende il potenziale e la direzione del Mercato preferendo l’edilizia o altri settori che contemplano “garanzie reali”.

LEGISLATURA E FINANZIAMENTI STATALI PER L’ECOMMERCE

Un ultimo capitolo va riservato agli investimenti pubblici. Gli ecommerce non sono Start Up Innovative, con i relativi benefici (fiscalità agevolata, Garanzie del Medio Credito Centrale, meno adempimenti burocratici, ecc.) e per questo non ricevono attenzione da bandi nazionali come Smart & Start.

Esistono alcuni benefici a carattere regionale (FIRA, Sviluppo Basilicata, ecc.) ma anche in questi bandi di finanza agevolata l’ecommerce vive in un limbo. Poco innovativa da un lato e con scarsa storicità dall’altro.

IL FUTURO

Ma quale sarà il futuro dell’ecommerce in Italia? Il rischio è che segua l’andamento di tanti altri settori in Italia, che sia ad appannaggio di Player Stranieri con alle spalle grossi investimenti o di chi detiene i capitali che potrà “rischiare” su questo settore. Poco spazio per chi ha idee e competenze e vuole far crescere in fretta la propria idea imprenditoriale nell’ecommerce.

Massimiliano Masi

(B2Commerce Improvers)

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