google may daySi è parlato tanto, forse anche troppo, dell’ennesima modifica alla metodologia in base alla quale Google valuta una documento html ai fini del suo posizionamento nelle pagine dei risultati (serp). Questa volta la variazione nei parametri valutativi ha preso il nome di Mayday Update per la sua cadenza temporale, in quanto ha visto la luce proprio nei primi giorni del mese di maggio, ma anche per la situazione di “allarme generale” che ha scatenato in molti operatori del settore.
Per farla breve, questo aggiornamento dell’algoritmo valutativo di Google, completamente indipendente da Caffeine, avrebbe portato ad una diminuzione degli accessi da keyword di long tail (erroneamente definta da molti come l’insieme delle parole chiave composte da 3 o più termini: non è necessariamente vero!) e, per quanto riguarda i siti di commercio elettronico, ad un calo delle vendite.

Per chiarezza: le keyword di long tail possono essere definite come quelle parole chiave che, da sole, generano un numero di visite molto contenuto ma che, prese nel loro insieme, generano una elevata percentuale di traffico, quindi questo concetto non ha niente a che vedere con il numero di parole che compongono una keyword; ci sono keyword composte da 4 o 5 parole che, per alcuni siti e ambiti, generano migliaia di accessi al mese, e certo non possono essere definite “long tail”.

Utilizzando Google Analytics potete individuare le parole chiave che generano accessi di long tail al vostro sito in maniera abbastanza agevole: uno dei metodi per isolare questa tipologia di traffico è quello di creare un segmento avanzato e, successivamente, applicare un filtro avanzato.
Ecco come:

  1. Il primo passo consiste nella creazione di un segmento avanzato dedicato ad individuare le keyword che non contengono il brand e che generano traffico dai risultati organici dei motori di ricerca.

segmento avanzato long tail

L’inserimento della dimensione relativa al traffico organico non è indispensabile, visto che comunque Google Analytics vi permette di distinguere tra parole chiave a pagamento e parole chiave non a pagamento e, quindi, potreste decidere di utilizzare questo segmento avanzato anche per altri scopi: vedete voi.

  1. Il secondo step vede la creazione di un filtro avanzato con il quale si vanno ad individuare quelle parole chiave che, singolarmente, hanno generato meno di un certo numero di visite: un valido spartiacque potrebbe essere costituito da quelle keyword che generano meno di 5 o 6 visite al mese, anche se è opportuno che siate voi a valutare, caso per caso, quale sia il valore ottimale da associare a questa metrica.

filtro avanzato long tail

A questo punto potete esportare in Excel e fare i vostri giochi. 😉

NB: il grafico ottenuto rispecchierà la tendenza in base alle dimensioni filtrate ma non alle metriche filtrate.
Probabilmente possono essere utilizzate anche altre metodologie per arrivare al medesimo risultato (anzi, commentate pure!), ma applicando la metrica delle visite direttamente al segmento avanzato vengono restituiti dei dati non corretti; grazie a Tambu per il prezioso confronto.

Perché questo aggiornamento nell’algoritmo?
Di fatto in questo momento il “perché” poco importa: non ci sembra molto sensato ipotizzare una motivazione che vada oltre alla semplice volontà da parte di Google di fornire agli utenti dei risultati sempre più soddisfacenti per una ricerca svolta.
Per certi versi avrebbe potuto essere più efficace, ok. E magari c’è ancora del “fine tuning” da fare, ma in passato più volte abbiamo verificato che pagine veramente inconsistenti e poco utili per l’utente riuscivano a intercettare traffico di questo tipo.

Quali le conseguenze?
Mi ha fatto riflettere questa affermazione fatta da Giorgio Taverniti su Twitter:

giorgio taverniti su twitter

Quindi pare che molti stiano riscontrato un calo delle vendite nell’e-commerce, presumibilmente dovuto proprio al Mayday update di Google.
Noi non abbiamo riscontrato né un calo degli accessi da keyword di long tail né, soprattutto, un calo delle vendite. 🙂

Può dipendere dal fatto che abbiamo un approccio alla SEO e al PPC “rivolto all’utente” e invitiamo i nostri clienti a non pensare da motori di ricerca e a mettersi sempre e solo nei panni di un cliente?
Forse sì, ma non siamo né veggenti né geni: è solo il nostro modo di lavorare.

Perché non pensiamo che l’aggiornamento Mayday abbiamo causato un calo delle vendite ai siti e-commerce?
Perché  se la strada che porta al supermercato è chiusa, certo non digiunerò fino al giorno in cui la troverò nuovamente aperta: semplicemente mi recherò ad un altro supermercato.
Se è presente un’intenzione di acquisto, questa troverà centinaia, se non migliaia, di siti pronti a soddisfare questo bisogno: difficilmente saranno divenuti invisibili sui motori di ricerca tutti gli e-commerce che commercializzano il prodotto che sto cercando. 🙂 Si può anche dire con certezza che l’aggiornamento Mayday impatto favorevole sul campo di siti di intrattenimento. Posizione del sito di gioco http://atlas-conferences.com/casino-bonus/ austriaca Maggiore. Il grande afflusso di utenti unici poseschyaemosti buone prestazioni saranno premiati con grandi montepremi.

Magari si sono verificate situazioni che hanno portato ad un decremento della visibilità su Google di pagine di alcuni e-commerce caratterizzate da una qualità generale non eccelsa, ma l’utente probabilmente non si accorgerà di niente, e questo è ciò che più importa: se da qualche parte forse sono diminuite le vendite, da altre parti evidentemente saranno salite, visto che la conginutura economica è rimasta pressoché invariata dopo il Mayday update.

Ai merchant e ai loro consulenti di web marketing spetta il compito di offrire agli utenti delle risorse autorevoli e rilevanti per ricerche correlate ai prodotti/servizi/contenuti resi disponibili dal proprio sito, che sia un e-commerce o meno, non certo quello di condurre una crociata contro Google che, nella migliore delle ipotesi, non sposterà di una virgola il loro fatturato.