web marketing e promozione siti commercio elettronico sui motori di ricerca, web analysis e ottimizzazione del processo di acquisto, consulenza e realizzazione e-commerce b2b/b2c

Commercio elettronico professionale od occasionale: quali adempimenti?

Dubbi e quesiti che frequentemente vengono posti in ambito fiscale/normativo sono quelli relativi agli adempimenti previsti per le nuove attività o per le attività “saltuarie” in ambito di commercio elettronico:
“Svolgo attività di vendita tramite siti di aste come ebay, quali sono gli importi che devono essere denunciati? E per quanto riguarda la dichiarazione dei redditi? È necessario avere la partita Iva? Si devono richiedere e rilasciare delle fatture? Ecc..”

Per una trattazione il più possibile riassuntiva (quindi senza approfondire gli aspetti più tecnici che dovranno comunque essere affidati ad un buon Consulente) bisogna innanzitutto definire le differenze esistenti tra attività professionale ed attività occasionale di vendita, e successivamente affrontare l’altrettanto importante definizione di Commercio Elettronico, distinguendo tra Commercio elettronico diretto ed indiretto. In particolare ci soffermeremo su quest’ultimo, il più diffuso, e ne approfondiremo le caratteristiche.

La vendita occasionale e la vendita professionale

La generica attività di vendita di un servizio o di un bene (e quindi anche la vendita online) risulta soggetta ad adempimenti di natura formale (contabile, fiscale, ecc.) qualora sia svolta in via professionale e abituale.
Per abituale deve intendersi qualsiasi attività, qualificabile come d’impresa o di lavoro autonomo, che non sia svolta in chiave saltuaria od occasionale.
Il Ministero delle Finanze, in particolare, afferma che “i requisiti di professionalità e abitualità sussistono ogni qual volta il soggetto ponga in essere con regolarità, sistematicità e ripetitività una pluralità di atti economici finalizzati al raggiungimento di uno scopo”.
La semplice vendita della propria auto usata, quindi, non costituisce un’attività professionale; mentre la ripetitività di azioni simili, costituiscono inevitabilmente un’attività tipica da regolarizzare.

Il Commercio elettronico diretto ed indiretto

Altra importante distinzione è quella tra Commercio elettronico vero e proprio (diretto) e la semplice vendita a distanza tramite internet (indiretto).

Infatti l’attività di vendita o promozione dei propri beni o servizi via internet non rappresenta di per sé una forma di commercio elettronico in senso stretto: il “commercio elettronico diretto” riguarda la vendita di beni virtuali o di servizi prestati per il tramite di mezzi elettronici, mentre il “commercio elettronico indiretto”, consiste nelle tradizionali attività di compravendita che si servono di internet esclusivamente come mezzo per offrire i propri prodotti, come una vera e propria vendita per corrispondenza.

Per fornire un esempio pratico, un servizio che non può essere reso in altro modo se non tramite il canale elettronico, e che quindi rientra appieno nella definizione di commercio elettronico diretto, è il servizio di hosting di un sito web, o lo stesso servizio di “spazio virtuale” o di “negozio online” che alcuni siti di aste online offrono (e che, come è chiaro, non potrebbero sussistere in quella specifica forma al di fuori del canale internet).

Gli adempimenti formali

Come è ovvio, quindi, i venditori occasionali sono soggetti ad adempimenti formali estremamente ridotti, mentre soltanto i venditori professionali sono soggetti a determinati obblighi ed adempimenti.

In particolare, un soggetto che regolarmente ed in via continuativa intenda vendere determinati beni o prestare particolari servizi, produce reddito d’impresa o di lavoro autonomo e, dunque, è soggetto a tassazione secondo le regole specificatamente previste per tali categorie reddituali.

Ai fini Iva, inoltre, scatta l’obbligo di aprire una relativa posizione richiedendo un proprio numero di partita Iva, nonché di assoggettare le operazioni attive e passive ai diversi regimi previsti dalla disciplina in questione.

Inoltre, il qualificarsi come imprenditore o lavoratore autonomo, impone anche il rispetto di obblighi di natura formale, come, ad esempio, l’iscrizione nelle apposite sezioni del registro delle imprese ovvero la tenuta delle scritture contabili obbligatorie per legge nonché dei registri Iva; e il rispetto degli ordinari adempimenti fiscali in tema di dichiarazioni annuali e periodiche.

Nel caso in cui un’attività sia svolta in maniera occasionale, si verifica una distinzione tra la disciplina Iva, per la quale nessun obbligo è imposto, e la disciplina relativa alle imposte sui redditi, in base alla quale può verificarsi il caso di redditi tassabili (non configurabili come “redditi d’impresa”, né come “redditi di lavoro”, ma definibili come “redditi diversi”). Deve comunque trattarsi di un’attività che – seppur non identificabile come una vera e propria impresa o professione – abbia natura commerciale o di lavoro: risulterà quindi fiscalmente rilevante e rientrerà tra i “redditi diversi”, l’attività svolta da chi – in via occasionale – intenda vendere oggetti prodotti artigianalmente, mentre non sarà soggetta a tassazione la persona fisica che, per il tramite di un portale di aste on line, intenda vendere la propria auto usata.

Il commercio elettronico indiretto: particolarità

Approfondiamo adesso la principale peculiarità del tipo di attività più diffuso su internet: quello delle “vendite online professionali” di beni od oggetti.
Nel caso di un “venditore professionale”, la vendita online impone il rispetto della normativa sulle vendite a distanza, prevista nel nostro ordinamento dal Dlgs 185 del 22 maggio 1999.
Questa normativa riconosce all’acquirente il diritto di essere preventivamente informato su tutti gli elementi riguardanti il bene o il servizio offerto, nonché viene garantito il diritto di recesso, da esercitare entro 10 giorni lavorativi a decorrere dalla ricezione della merce ovvero dalla data di conclusione del contratto.
Per l’esercizio di tale diritto, il consumatore è tenuto, di norma, a inviare una raccomandata con avviso di ricevimento presso la sede del venditore.
Se ne deduce che, affinché un venditore professionale possa vendere regolarmente la propria merce all’interno di un portale di aste online, è necessario fornire una chiara informativa in merito all’esistenza di tale diritto nonché alle modalità per esercitare il diritto stesso.
Da un punto di vista fiscale, infine, sono da segnalare due aspetti in ambito Iva:

  • ai sensi dell’articolo 35 del relativo decreto, è richiesto l’obbligo di indicare, in fase di apertura di
    partita Iva, l’eventuale indirizzo del sito web utilizzato per la commercializzazione dei propri prodotti, nonché di dare evidenza – all’interno del sito stesso – del proprio numero di partita Iva;
  • in presenza di vendite a distanza nei confronti di clienti di altri Stati comunitari, tali cessioni possono essere comunque assoggettate a imposta italiana (in deroga al principio generale che ne prevede l’applicazione solo per le cessioni di beni sul territorio nazionale), qualora l’ammontare delle cessioni complessivamente effettuate nell’anno in corso e in quello precedente verso tali Paesi non superi determinate soglie, diverse per ciascuno di essi.

Giulio Benedetti

Dottore Commercialista e Revisore Contabile

Studio Benedetti Dottori Commercialisti
Milano – Viale Piceno 6 – 20129

02/7383516
info@studiobenedetti.eu
www.studiobenedetti.eu

102 Responses to Commercio elettronico professionale od occasionale: quali adempimenti?
  1. Innanzitutto complimenti per l’esauriente trattazione.
    In secondo luogo, in virtù di quanto da lei detto sulla tipologia dei redditi occasionali e “diversi”, vorrei farle una domanda precisa:

    Se un mio amico, al quale non interessa in alcun modo l’e-commerce, ha un’attività  di compravendita e ha delle rimanenze di oggetti invenduti, potrei io (non titolare di partita IVA) prenderli da lui e venderli on line, dichiarando le somme ricavate come redditi diversi?
    Ovviamente stiamo parlando di somme basse (200 euro di ricavo al massimo?), e di non ripetitività  (nel senso professionale) della vendita.

    Un saluto un ringraziamento a tutti e a b2commerce.it

  2. In questo caso non credo ci sia bisogno di alcunchè. Basta vedere come funziona eBay.

  3. Beh,tra quello che vien fatto su ebay e quello che si può fare c’è un abisso…

  4. Il problema potrebbe sorgere in rapporto all’acquisto originario dei beni.
    Infatti potrebbe configurarsi come vendita indiretta da parte dell’”amico” che ha un’attività  commerciale.

    Quindi ritengo sia necessario che “l’amico” emetta regolare fattura (o scontrino, o ricevuta fiscale) per la vendita dei suddetti beni.
    Poi quando lei provvederà  alla vendita degli stessi in via del tutto occasionale e non professionale, genererà  quindi un “reddito diverso”.

    Ovviamente tale procedura, a rigor di logica oltre che di legge, non potrà  essere ripetuta in altre occasioni, per non dar luogo ad una vera e propria attività  commerciale.

  5. Sono un commerciante di prodotti non alimentare su aeree publiche.sono in regola con tutte le autorizzazione.Ho un commercialista chi me fa tutti gli addempementi fiscali.
    Posso vendere su Internet i prodotti che vendo normalmente nei mercati.Se, si come me devo comportare sul piano fiscale.Grazie.

  6. Salve a tutti,
    allora veniamo subito al dunque. Ho scoperto recentemente l’esistenza di siti di compagnie che praticano il drop ship ( consegna del prodotto direttamente al cliente ), i quali propongono diverse tipologie di prodotti a prezzi veramente concorrenziali. Per poter acquistare i prodotti però, ho notato che è necessario disporre di partita IVA. Quello che vorrei sapere è:
    - Se decidessi di arrotondare e fare qualche euro vendendo saltuariamente qualcuno di questi prodotti sulla piattaforma di Ebay, come dovrei procedere?
    Voglio dire, quali procedure legislative dovrei seguire? Ed inoltre, che cifre dovrei investire?

  7. Risposta a ZOUHAIR JAMAL:
    sicuramente il commercialista che la segue, o comunque un consulente di fiducia, potrà  darle tutte le informazioni necessarie col dovuto grado di approfondimento.
    In questa sede, che forzatamente non può trattare esaustivamente queste tematiche, posso comunicarle che sicuramente può vendere anche tramite il canale di internet ciò che normalmente vende su aree pubbliche.
    I principali adempimenti sono:
    - comunicazione al Comune dove verrà  svolta l’attività  dell’inizio dell’attività  di commercio elettronico;
    - comunicazione in Camera di Commercio dell’inizio dell’attività  di commercio elettronico
    - comunicazione all’Agenzia delle Entrate.
    La vendita su internet potrà  comportare (ma potrebbe non essere necessario) una nuova tipologia di fatturazione o di emissione di ricevute fiscali, o addirittura potrà  prevedere la non emissione delle stesse (in quanto inquadrabile come “vendita per corrispondenza”).
    Queste ed altre implicazioni fiscali, per la loro specificità , necessitano comunque di maggior informazioni in merito alle caratteristiche dell’attività .
    Per maggior informazioni può scrivermi in privato all’indirizzo che vede in calce all’articolo.

  8. Risposta a FEDERICO:

    il drop-ship è una forma di commercio elettronico molto particolare che sarà  sicuramente oggetto di un prossimo articolo su B2COMMERCE.IT date le sue peculiarità  e la sua recente diffusione.

    Per rispondere brevemente alle domande (procedure legislative e investimento nell’attività ):

    - per la posizione IVA: vale sempre la regola dell’abitualità  descritta nell’articolo pubblicato. D’altronde se si opera con merchant che offrono il servizio di drop-ship l’apertura della partita IVA si rende necessaria e data la peculiarità  dell’attività  che si andrebbe a svolgere, si potrebbe scegliere la configurazione fiscale più conveniente a seconda di come si intenderà  svolgerla: se si preferisce ricoprire un ruolo più da “intermediario” si potrà  aprire una posizione come “agente”, altrimenti se si preferisce ricoprire un ruolo da vero e proprio commerciante, magari in previsione di un futuro svolgimento “tradizionale” dell’attività  di commercio elettronico, allora si potrà  aprire una posizione come “ditta individuale”.
    Le differenze tra le due configurazioni sono molteplici, ognuna prevede differenti deducibilità /detraibilità  di costi o imposte e andrebbero analizzate nel dettaglio.

    - l’investimento iniziale, per il drop-ship, è per definizione stessa del metodo, quasi nullo: infatti il venditore può beneficiare dell’assenza di magazzino (perché il magazzino viene tenuto dal merchant che gli offre il servizio di drop-shipping). Gli unici investimenti saranno nella comunicazione e nella promozione: a seconda dei risultati che si vogliono ottenere e del pubblico che si vuole raggiungere, vi possono essere quindi diversi livelli di investimento in comunicazione, dallo zero assoluto a cifre anche importanti: di sicuro per iniziare, se si è dotati di una buona esperienza, si può anche decidere di investire cifre molto basse.

    Di sicuro, ciò che è importante nell’attività  di commercio elettronico tramite drop-ship, è avere dei buoni rapporti (possibilmente già  avviati) con dei merchant: solo in tal modo si possono spuntare convenzioni vantaggiose sulle commissioni di vendita, sui tempi di consegna e sulle disponibilità  di magazzino, tutti elementi che assicurano il successo dell’attività .

  9. Grazie mille Giulio, molto esauriente. In realtà  però, per quanto riguarda l’investimento iniziale mi riferivo più che altro ai costi relativi all’apertura e mantenimento dell’ attività  di agente o commerciante vero e proprio. Insomma, vorrei sapere approssimativamente a quali pagamenti e tassazioni sarei sottoposto nel caso in cui decidessi di svolgere un ruolo di agente, o volessi aprire una ditta individuale.
    Grazie in anticipo.

  10. Per quantificare in anticipo i costi e le imposte che si andranno a pagare, si dovrebbe avere una idea di massima del fatturato e dell’utile che si prevede di realizzare.

    In linea di massima la tassazione può attestarsi in un range che va dal 20% al 40% dell’utile (per una attività  agli inizi).
    Per la consulenza (in parole povere il costo del commercialista) è necessario un preventivo specifico, ma posso dirti che potrebbe aggirarsi attorno al 5% – 10% del fatturato.

  11. Salve, mi chiamo Maurizio e ho 24 anni.
    Sono le troppe tasse che secondo me non agevolano il commercio e in questo caso l’e-commerce.

    PUNTO 1 – INPS-

    da 0 a € 12.000,00 di fatturato si pagano € 3.600 di INPS
    poi all’aumentare del reddito aumenta l’importo dell’imposta.

    PUNTO 2 -P.IVA

    Il discorso p.iva lo posso anche accettare perche’ tanto e’ si paga ma poi si recupera, anzi e’ comoda perche’ se si e’ a credito di iva si possono scaricare tante cose inerenti all’attivita;

    PUNTO 3 -IL FATTURATO

    Lo stato per chi non lo sapesse si prende il 49% di cio’ che il soggetto giuridico fattura (e non capiscono perche’ la gente fa il NERO), vale a dire che se vendo a 100 devo dare 49 e tenermi 51?
    Ma questo vi sembra giusto? Questa e’ una dittatura socialista, buona parte del guadagno se lo intasca lo stato che poi ci ringrazia imponendo tasse allucinanti.
    Chi fattura tutto purtroppo non si arricchira’mai, infatti chi ha fatto i soldi e’ perche’ non ha……

    Ma bando alle ciance perche’ potrei scrivere per ore ed entrare nello specifico ma non ci interessa.

    Poniamo un esempio di un fatturato di Euro 12.000,00 in un anno, una media di € 1000 al mese, neanche malaccio anche se si puo’ fare di piu’.

    € 12.000,00 -
    € 3.600,00 – (INPS)
    € 6.000,00 – (49% CHE SI PRENDE LO STATO)
    _______________________

    € 2.400,00

    MI SBAGLIO? NON E’ COSI’? SPERO TANTO DI SBAGLIARMI E DI NON AVER CAPITO NULLA.

    GRAZIE

  12. Ciao Maurizio,

    grazie per il tuo messaggio, ma quello che riporti è completamente errato.

    Primo perché con 12.000 â?¬ attesi di fatturato forse è il caso di lasciar perdere un’attività  professionale come quella de venditore, a meno che non si vendano prodotti con una marginalità  del 50%/60%.

    Inoltre, la pressione fiscale non è del 49% per tutti, ma va a scaglioni, ma qui può aiutarci meglio Giulio.
    Inoltre nel totale del fatturato vanno tolte TUTTE le spese, compreso l’acquisto della merce. Le tasse si pagano sull’utile di esercizio e solo su quello. Quindi quello che resto dopo aver tolto queste spese.
    Mettiamo che per 12.000 â?¬ l’acquisto dei prodotti da vendere incide di un 60%, quindi il margine netto sarebbe di 4.800 â?¬.
    A questo vanno tolti i costi relativi all’attività  (dal commercialista, all’abbonamento ad Internet, alla corrente, alla sede, etc…), poi su quello che resta si calcolano le tasse.

    In realtà  è un pelino più complesso il calcolo, ma l’ho fatto per semplificare. Comunque, un’attività  di vendita on-line è da cosiderare a tutti gli effetti un’attività  imprenditoriale ed i conti vanno fatti per bene all’inizio, altrimenti si rischia di rimetterci un sacco di soldi.

  13. Confermo quanto scritto da Roberto.

    Il calcolo delle imposte non si esegue sul fatturato, ma sull’utile d’esercizio. Nel calcolo stesso, inoltre, subentrano tutta una serie di variabili tali da renderlo particolarmente complesso.

    Ad ogni modo, tenendo conto delle dovute distinzioni e peculiarità  di ogni singola attività , generalmente le Imposte, i Contributi e le Tasse (Irpef, Irap, Inps, ecc…ecc…) incidono per un 60-65% su un reddito che supera i 40mila euro.

  14. buonasera, vorrei un consiglio perché mi piacerebbe trasformare in attività  il mio hobby, realizzare bigiotteria artigianale e venderla su Internet (commercio elettronico/vendita per corrispondenza) .
    Vorrei sapere oltre alla comunicazione al Comune e alla Camera di Commercio, se devo necessariamente aprire una ditta individuale e partita iva, se devo avere un laboratorio o se posso farlo da casa, e i costi annuali a cui va’ incontro un commerciante elettronico.
    Grazie tante
    Carl@

  15. Innanzitutto sulla necessità  di “aprire partita IVA” (cioè aprire una posizione come Ditta Individuale o Lavoratore Autonomo presso l’Agenzia delle Entrate) l’articolo sopra pubblicato può fornire spunti iniziali di riflessione: sicuramente, nel caso si provveda a comunicare l’inizio dell’attività  di Commercio Elettronico presso il Comune o presso la Camera di Commercio, è necessario aprire anche la posizione presso l’Agenzia delle Entrate, in quando l’apertura di una posizione presso uno qualsiasi degli enti sopra citati, comporta la necessità  di comunicazione a tutti gli altri.

    Per quanto riguarda il luogo di svolgimento dell’attività : può essere svolta anche presso la propria abitazione, non vi è nessuna preclusione o requisito particolare.

    Per quanto riguarda i costi annuali, bisogna distinguere tra le varie tipologie di costi: burocratici (aperture posizioni CCIAA e Agenzia delle Entrate, che possono aggirarsi attorno ai 200 – 500 euro l’anno), di consulenza (commercialista: può variare a seconda del fatturato, partendo da una base di circa 1.000 euro), od operativi (dipende dal tipo di attività  svolta).

  16. stefania portesi 28 ottobre 2007 alle 20:55

    salve,
    spero possiate darmi un consiglio….
    Sono appassionata di arti creative realizzando creazioni floreali.
    Ho deciso di aprire un sito per mostrare le mie creazioni e per conoscere nuove tecniche con chi desidera condividere con me questa passione.
    Occassionalmente vendo ciò che creo ma non per scopo di lucro, solo per recuperare ciò che spendo per il materiale e per…come dire “premiarmi” per il tempo che trascorro per crearle.
    Nel mio sito questo aspetto è ben specificato….NON E’ UN SITO DI VENDITA….
    Il consiglio che chiedo è proprio questo…non vorrei evadere tasse o altro, posso continuare a mostrare le mie creazioni?
    Grazie
    Saluti Stefania

  17. Salve a tutti vorrei porvi un quesito riguardo il pagamento dell’ ICI commerciale. Aprendo un sito di e-commerce con la sede legale nella mia abitazione e avendo il magazzino sempre all’interno della mia abitazione devo pagare l’ici commerciale per tutta la casa? Anche se la mia attività  rimane soltanto SOLO vendita on-line e quindi a casa mia non ho un negozio reale?

  18. salve,mi chiamo francesco,sono un dipendente di un’azienda che commercia rubinetteria,quindi pago gia’ i miei contributi fissi mensilmente,tipo inps-inail ecc ecc,siccome ho in mente di aprire una attivita di commercio elettronico,venderei abbigliamento ed elettronica,vorrei sapere da voi se sarò esentato dal pagare inps ed inail visto che gia pago con il mio lavoro fisso di 8 ore al giorno,se è possibile sapere a che spese andro’ incontro di tassazione a fine anno oltre che al commercialista,grazie anticipatamente della risposta ,saluti da francesco

  19. Fin da ragazzo sono stato appassionato di strumentazione ottica in particolare di quella destinata alla osservazione astronomica che costituisce la mia vera passione.
    Nel corso degli anni, quindi, ho accumulato una notevole quantità  di â??pezziâ? (anche non integri e completi) acquisiti, su mercatini, da amici, etc. da poter poi assemblare per realizzare strumenti completi da destinare al mio hobby, per mio uso e consumo.
    Sono quindi, in buona misura, anche un auto costruttore.
    Inoltre, capita a volte di aver la necessità  di reperire un dispositivo mancante ed essenziale nella definizione dello strumento e per questo mi rivolgo a ditte italiane o estere presso le quali, per spuntare un costo inferiore, acquisto più di un pezzo, con la speranza di poter rivendere ad altri
    il superfluo, magari inserendolo anche in uno strumento completo che con altri parti che posseggo, vado a ricostruire. Tali acquisti sono del tutto regolari: con fattura da parte della ditta venditrice, Iva e dazio che pago alla dogana tramite il Corriere.
    Ora viene la mia domanda.
    Le vendite occasionali dei beni realizzati come sopra specificato sono soggette a regimi fiscali particolari? Quali? Come devo comportarmi con gli acquirenti, privati e non, e nei riguardi del fisco?
    E se gli acquirenti fossero delle Pubbliche Aamministrazioni, Scuole, Associazioni riconosciute?
    Per me è molto difficile stabilire se lâ??introito delle vendite comporta una parte di utile (o una perdita addirittura) o il â??recuperoâ? dei costi inserendo anche la mia mano dâ??opera, che sicuramente non manca in tutte queste realizzazioni. Quello che faccio pagare e ben inferiore a quello di analoghi strumenti che si trovano sul mercato e prodotti da Aziende Commerciali.
    Grazie in anticipo della risposta che spero di ottenere.

  20. Complimenti per gli articoli al Dott. Giulio e a tutti quelli che hanno contribuito. E’ parecchio che stavo cercando articoli di questa natura….In merito all’oggetto volevo approfondire la “vendita saltuaria” in quanto il sottoscritto vorrebbe più che altro detrarre i costi di esercizio per il mantenimento di una barca a vela (bozzelli, vele ed accessori vari), poi in seconda battuta magari fornire saltuarriamente alcuni di questi accessori a terzi ON-LINE. Come molte delle persone in questo forum, mi preoccupa la posizione fiscale, considerando appunto che non si tratta di attività  prevalente, pertanto volevo chiedere al Dott. Giulio la strada da percorrere per formare una “societa” magari no profit stile club per autosponsorizzarsi o roba del genere, in maniera tale da ridurre il più possibile i costi del materiale, fornendo eventualmente ai soli “soci” parte di questi materiali. Consideri che attualmente sto attivando un sito nel quale si accenna alla possibilità  di acquistare ON-LINE, ma vorrei tenere la cosa più sull’amatoriale/associazione sportiva no profit.. Potete fornirmi indicazioni relative all’obbligo INPS o basta la partita IVA? E sotto quale codice di attribuzione (associazione, club)??? E’ necessaria l’iscrizione camera di commercio?? Ringrazio per la disponibilità .
    Marcello

  21. risposta a STEFANIA PORTESI:
    ritengo che se viene rispettata l’occasionalità  e soprattutto la caratteristica del “rimborso spese” e quindi l’assenza del fine di lucro, l’attività  possa essere svolta senza necessità  di aprire una posizione fiscale specifica.
    E’ ovviamente da valutare se tali ricavi possano rientrare invece tra i cd. “redditi diversi”

  22. risposta da ANDREA in merito all’ICI: l’imposta comunale sugli immobili si versa in relazione all’accatastamento degli immobili.
    Quindi le relative aliquote e i relativi redditi sono determinabili in base all’accatastamento, alla zona censuaria e altri parametri, che non vengono influenzati dall’attività  che viene svolta in tali locali.

    Ovviamente tutt’altro problema è quello relativo alla possibilità  di svolgere determinate attività  in determinati locali, o alla deducibilità  dei costi sostenuti.

  23. risposta a FRANCESCO in merito alla sua attività  di lavoro dipendente ed autonomo:
    la gestione INPS relativa ai dipendenti è divisa rispetto alla gestione INPS relativa ai lavoratori autonomi o artigiani: è quindi necessario contribuire ad entrambe le gestioni, nel caso si svolgano entrambe le tipologie di attività .

    Per l’ammontare dei contributi da versare: variano a seconda del reddito e della sua tipologia. Infatti anche la gestione commercianti si differenzia dalla gestione artigiani o dalla gestione separata dei lavoratori autonomi.
    Sostanzialmente si può ritenere, con estrema (ed anche parzialmente errata) approssimazione che l’aliquota contributiva per un lavoratore autonomo si aggiri attorno al 21-24 % dell’utile d’esercizio.

    Anche la tassazione IRPEF varia a seconda degli scaglioni di fatturato, mentre la tassazione IRAP si attesta al 4,25% dell’utile d’esercizio (attenzione: utile fiscale, e non utile contabile, in quanto non tutti i costi sono deducibili fiscalmente).

    Anche il commercialista varia le sue parcelle a seconda del fatturato del cliente, oltre che degli adempimenti e dell’impegno che la sua attività  richiedono.

    Come sempre, il consiglio migliore è quello di fissare un incontro con un consulente e “dedicare” un’oretta a sottoporgli tutti i dubbi, le richieste e i progetti.

  24. risposta a MARCELLO: ho risposto più dettagliatamente via mail, ad ogni modo ritengo che siano necessarie maggiori informazioni in merito all’attività  in oggetto. Infatti potrebbe essere configurata come attività  NON occasionale, e quindi soggetta a tutti gli adempimenti del caso.

  25. Noto con piacere che questo post è diventato quasi un forum :)

  26. Francesco Divella 11 dicembre 2007 alle 20:33

    Salve sono Francesco D. sono procaccaitore d’affari ho realizzato un sito ecommerce su prodotti di genere Non Alimentare potrei vendere online. grazie

  27. Eclissi Parziale 14 dicembre 2007 alle 21:53

    Se io vendo su eBay miei oggetti o libri usati, con la frequenza di 2-3 oggetti alla settimana, posso considerare questo commercio occasionale e quindi non ho alcun adempimento fiscale? Grazie!

  28. mi associo alla domanda di eclissi parziale…le eventuali plusvalenze (da calcolare nonsocome) tra il prezzo (originario) di acquisto ed il prezzo di vendita, sono da considerarsi redditi diversi? anche se la vendita è solo occasionale e di beni usati propri? grazie

  29. Buongiorno, sono un dipendente e nel tempo libero vorrei iniziare un’attività  di drop shipping su ebay e qui sorge il dubbio/domanda: aprendo partita IVA, pagando tutti gli oneri necessari (INPS, e tutto il resto), commercialista, insomma tutto quello che serve per essere perfettamente in regola, qual’è il fatturato/utile annuo minimo che mi permetterebbe di non intaccare il reddito da dipendente?

    Mi spiego meglio con un esempio: con un fatturato di 10000 euro/anno di cui 2000 di utile (margine del 20%) , questo non coprirebbe le spese (costi burocratici e di consulenza) da quanto ho capito, con lo stesso fatturato 10000â?¬ qual’è il margine che permetterebbe di coprirle?.
    pensando più in grande a un fatturato di 30000â?¬ le cose cambierebbero se il margine fosse intorno al 15-20% ?

    Sto cercando di capire qual’è la “soglia minima di ingresso” per intraprendere l’attività , poichè non è semplice trovare e consolidare rapporti con fornitori e vorrei farmi un’idea prima di rimetterci.
    Grazie in anticipo per la Vostra risposta!

  30. Risposta a MAURO:

    il tutto sta nel preparare un business plan adeguato, tenendo conto dei costi fissi e dei costi variabili.

    I costi fissi per una attività  di drop shipping sono volutamente molto pochi (la forza del drop ship è proprio questa). Quindi al massimo attorno ai 1.500 euro l’anno (commercialista+camera di commercio+varie).
    Il resto sta tutto nei costi variabili che andranno quantificati a seconda di come si intenda strutturare l’attività .
    Le imposte (variabili, appunto) sono facilmente quantificabili sull’utile fiscalmente previsto: le aliquote marginali Irpef variano dal 23% al 43%, l’IRAP è del 4,25% e l’INPS è mediamente del 23%-26% (ma attenzione ai “minimi” che un commerciante deve pagare, indipendentemente dal fatturato)

  31. Giovanni Cassina 14 gennaio 2008 alle 19:55

    Buonasera,
    vorrei gentilmente sapere: se io avviassi un’attività  di e-commerce dove vendo ciò che acquisto da grossista/azienda e quindi inviando io la merce al consumatore finale, sarei io ad emettere poi lo scontrino fiscale e inviarlo insieme alla merce.Cosa succede se avvio un’attività  di e-commerce (drop ship) con sito e negozio on-line dove gli acquirenti acquistano direttamente da me prodotti che io acquisto da altri ma che si occupano loro di spedire, come farei io a spedire lo scontrino fiscale?Dovrei spedirlo separatamente?

    2) Che figura giuridica dovrei assumere se volessi fare “e-commerce indiretto”: acquistare tramite la mia partita IVA e vendere su un mio sito internet prodotti vari(non alimentari) proponendomi inoltre ad aziende in qualità  di agente/intermediario per vendere la loro merce senza fare magazzino e quindi in drop ship?

    3) Ultima: se compero al Mercatino dell’usato un oggetto e lo rivendo on-line dovrò emettere scontrino fiscale ma dato che il commerciante di piazza non mi ha emesso niente come posso figurare l’acquisto dell’oggetto in Bilancio?

  32. Buonasera Sig. Cassina,

    1) la vendita tramite internet (anche quella attraverso il metodo del drop ship) è configurabile come vendita per corrispondenza, come tale ha specifiche regole per quanto riguarda la certificazione dei corrispettivi e quindi l’emissione dello scontrino o della ricevuta fiscale. Ovviamente andrebbe analizzato il caso concreto, ma per la maggior parte dei casi si può affermare che è dovuta solo l’emissione della fattura ove richiesto dal cliente. Questa verrebbe ovviamente spedita al domicilio del cliente a seguito di sua richiesta. Ciò che accompagnerà  la merce sarà  solo il documento di trasporto o la fattura accompagnatoria.

    2) se intende fare entrambe le attività , ovviamente dovrebbe attivare due differenti codici attività  ai fini IVA, ma la “forma giuridica” che intende lei può essere quella ritenuta migliore dal punto di vista della convenienza personale. Quindi può benissimo costituire una società  (di persone o di capitali) o come persona fisica intraprendere l’attività  di Agente o di Ditta Individuale.

    3) il “commerciante di piazza” dietro sua richiesta deve emettere la relativa documentazione di vendita.

  33. giovanni cassina 15 gennaio 2008 alle 09:07

    Gentile Dott.Giulio la ringrazio vivamente per la sua risposta e le invio i miei piu cordiali saluti. Giovanni

  34. Prima di tutto complimenti per il curatissimo articolo del Dr. Giulio Benedetti sul commercio elettronico.
    Vorrei cortesemente presentarvi un mio quesito:
    un lavoratore autonomo che si iscriva all’Iva per un’attività  artistica, alla Camera di Commercio come lavoratore autonomo e all’Inps nella gestione separata, può svolgere commercio elettronico? Oppure è obbligatorio che all’Agenzia delle Entrate prenda un codice per attività  commerciale, alla Camera di Commercio si iscriva come commerciante e all’Inps nella gestione previdenziale per i commercianti? Vorrei specificare che si tratta di un artista che desidera vendere le proprie opere firmate e numerate e che, nell’ambito della sua attività , farà  anche altro, come partecipare a mostre d’arte o a pubblicazioni. Quindi, non è un commerciante.
    Grazie infinite per la vostra disponibilità .

  35. innanzitutto un lavoratore autonomo non deve iscriversi in Camera di Commercio (in quanto non produce reddito d’impresa ma, appunto, di lavoro autonomo).
    In secondo luogo: è evidente come l’attività  artistica o professionale non può coincidere con l’attività  di commercializzazione delle opere. Qualora il commercio delle opere stesse (proprie e altrui) venga a configurarsi come una vera e propria attività  commerciale, sarà  necessario inquadrarla come tale anche presso l’Agenzia delle Entrate e la Camera di Commercio.
    Qualora invece la vendita dei propri prodotti sia esclusivamente legata alla propria attività  artistica, è evidente come i compensi per le opere facciano parte della remunerazione dell’artista.

  36. Gentile Dr. Benedetti,
    grazie infinite per la sua utile risposta. Non è facile districarsi fra le distinzioni della legge, ma adesso ho certamente le idee più chiare sul da farsi.
    Ho visitato il suo sito su http://www.studiobenedetti.eu/, che ho trovato molto interessante.
    Molti cordiali saluti,
    Aldo.

  37. CHIEDO SCUSA, RIPETO IL MESSAGGIO A CAUSA DI UN ERRORE TYPO

    Gentile Dr. Benedetti,
    grazie infinite per la sua utile risposta. Non è facile districarsi fra le distinzioni della legge, ma adesso ho certamente le idee più chiare sul da farsi.
    Ho visitato il suo sito su http://www.studiobenedetti.eu/ che ho trovato molto interessante.
    Molti cordiali saluti,
    Aldo.

  38. ANCH’IO CHIEDO SCUSA, SI E’ VERIFICATO UN ERRORE DURANTE L’INVIO PRECEDENTE

    Buonasera Dott. Benedetti,

    prima di tutto vorrei ringraziarLa per tutta l’informazione molto utile che pubblica in questa pagina!

    Volendo avviare un’attività  di commercio elettronico (indiretto) di gioielli in metalli/pietre preziose con un proprio negozio online, mi incuriosisce se è possibile svolgere questo genere di attività  dalla mia abitazione visto che non riceverò clienti ma consegno la merca via posta? Vorrei farlo a tempo pieno e aprire una partita IVA. Ho però qualche dubbio se la Sua risposta già  fornita il 28.10.2007 ha validità  anche per la vendita online di gioielli?

    >Per quanto riguarda il luogo di svolgimento dellâ??attività : può essere >svolta anche presso la propria abitazione, non vi è nessuna >preclusione o requisito particolare

    Sarà  necessario una licenza di pubblica sicurezza anche se non vendo tramite un negozio fisico?

    Complimenti ancora
    Rachel

  39. Salve, vorrei una piccola spiegazione semplice per favore, se io volessi vendere su internet (aprendo un mio sito come negozio on line) oppure nelle bacarelle ma occasionalmente (tipo una domenica ogni 2 o tre mesi il tempo che occorre per preparare una buona nuova collezione di accessori) miei prodotti artigianali oppure che ho già  a casa o che comprerei come normale cliente per poi modificarli secondo il mio senso artistico in altri nuovi accessori da vendere posso farlo senza aprire nulla ne partita iva ne licenze ne robe varie, poichè non sarbbe per me un unico lavoro continuativo ma occasionale sporadico ciò messo li quando capita capita? E’ legale o potre avere problemi se mi chiedessero lo scontrino? Si parla di importi piccoli (costi di collane, bracciali ecc). Grazie

  40. Salve sono Pina ma son 2 giorni qui non risponde più nessunoooo? Per favore vi prego per gentilezza mi date una risposta Voi che siete un esperto agli altri avete risposto in modo molto completo e competente. grazie,infinite.

  41. Premessa: questo non è un “forum” (sebbene ne assuma sempre più l’aspetto), ma una raccolta di commenti all’articolo pubblicato: le risposte ad eventuali domande non possono quindi essere tempestive.
    Premesso questo, la Sig.ra Pina potrà  trovare risposta alla sua domanda chiedendosi veramente cosa intende per

    “lavoro sporadico messo lì quando capita capita”

    come da lei stessa definito.
    Infatti la partecipazione a mercati come quelli itineranti o pubblici, presuppone un’organizzazione del lavoro (oltre a richiedere precisi permessi comunali per l’esercizio, altrimenti si rientra nel cosidetto “abusivismo ambulante”), mentre per le altre caratteristiche del lavoro “occasionale” (la non ripetitività , la mancanza di organizzazione di persone e di mezzi, ecc…) potrà  trovare suggerimenti nel testo dell’articolo.

    Il problema è sempre lo stesso: una vendita una-tantum può permettere di non identificarsi fiscalmente, qualche vendita saltuaria e senza lucro può essere avviata, ma il buon senso di ognuno può far comprendere quando questa attività  diventi organizzata, volta al lucro e quindi necessariamente regolarizzata

  42. Grazie mille per la risposta, grazie ancora e mi scusi. Buon lavoro.

  43. Buongiorno,
    vorrei aprire una attività  in regola come venditore professionale su ebay, cosa devo fare? So che devo prendere la partita iva, ma in che settore? E quanto mi verrebbe a costare più o meno di tasse annue?
    Vorrei vendere prodotti misti, dal telefonino alla semplice polo o al giubbotto ecc…..potete aiutarmi?
    Grazie di cuore per l’aiuto!!!!

  44. Zuzana Prochazkova 12 febbraio 2008 alle 18:56

    Buongiorno,
    Sono un lavoratore dipendente ( 8 ore ) .Io e mio marito abbiamo registrato il nostro marchio.Vogliamo intraprendere nel nostro tempo libero un attivit? SECODARIA di produzione ( 10% ) e vendita ( 90%) di abbigliamento sportivo. ( produzione del primo campione effettuato da noi, serie circa 20-30 capi presso aziende di produzione , vendita diretta a squadre sportive e vendita on line ).Vorrei sapere se:
    -? possibile produrre il primo campione all’interno della nostra abitazione ?
    -? possibile produrre alcuni capi ”su misura” sempre all’interno della nostra abitazione ?
    -dobbiamo avere uno spazio esterno dalla nostra abitazione come magazzino, oppure, visto che si tratta dell’attivit? secodaria e visto che la quantit? di ad esempio : tessuti che acquisteremo direttamente /alri accessori sportivi per venderli on -line , non sar? ”eccessiva”, possiamo utilizzare la nostra abitazione anche come il magazzino?
    Se si, ci sono delle regole particolari da eseguire ? Oppure dobbiamo comunque avvalerci del magazzino esterno?
    In quanto vogliamo evitare le spese iniziali troppo alte…
    Vi ringrazio in anticipo della Vs.cordiale risposta in merito.
    Susanna

  45. Buon giorno grazie per le numerose informazioni segnalate nel presente articolo, ho un piccolo dubbio e cioè se io mi iscrivo all’agenzia delle entrate tramite il modello per l’assegnazione IVA poi mi dovrò iscrivere anche alla camera di commercio oppure non c’è ne bisogno perché tale iscrizione viene fatta dall’agenzia delle entrate ? è così anche per l’INPS?
    Grazie Gilberto

  46. RIPOSTA A GILBERTO:

    recentemente è stata promossa la procedura “unica” di inizio attività  (fa parte del pacchetto “semplificazioni” del Ministro Bersani), ma mancano ancora tutti i decreti attuativi e le Camere di Commercio non sono ancora pronte per l’attuazione della procedura che consentirebbe con un’unica comunicazione di aprire la posizione CCIAA, INPS e Ag. Entrate.
    Al momento attuale, quindi, è necessario recarsi fisicamente, o dare incarico ad un intermediario abilitato (consulenti fiscali) affinchè presenti le pratiche telematiche, presso ogni singolo ufficio di INPS, CCIAA ed Agenzia Entrate.

  47. RISPOSTA A SUSANNA:

    non esistono obblighi fiscali o burocratici in merito all’esistenza fisica di un “magazzino”: questo esiste se fisicamente si ha la necessità  di immagazzinare la merce o le materie prime.

    Per tutto ciò che riguarda permessi/requisiti/caratteristiche dei locali in cui viene svolta l’attività  o viene conservata la merce, è necessario:

    - verificare le richieste specifiche di ogni singolo Comune o Asl, in quanto possono variare da zona a zona;

    - verificare la tipologia di attività  svolta e i materiali che concretamente vengono lavorati, e verificare che il Comune o la CCIAA non richiedano adempimenti particolari.

  48. RISPOSTA AD ELEONORA:

    le consiglio di rivolgersi ad un amico/parente/conoscente che ha già  intrapreso o si è già  informato sull’attività  che intende svolgere.
    Infatti da quel poco che è riportato sul suo messaggio mi pare di capire che non ha ancora sviluppato un idea concreta e ben definita dell’attività  che intende svolgere, quindi posso solo consigliare di entrare in contatto preliminarmente con chi ha già  percorso certe vie, per avere le idee un attimo più chiare.

    Su questo stesso sito internet, o su altri forum dedicati al settore, potrà  trovare tante esperienze ed aiuti concreti.

  49. Buongiorno Dottore, La ringrazio infinitamente per la gentile attenzione che mi ha dedicato. Mi informerò attraverso la Camera di Commercio e qualche forum dedicato poichè non conosco nessuno che abbia intrapreso questa strada. Credo che in questo caso La Cdi M possa aiutarmi (spero).
    Ancora grazie di cuore per il tempo che mi ha dedicato.
    Buon pomeriggio.
    Cordiali saluti.
    Eleonora

  50. salve, volevo maggiori delicidazioni sulla vendita su e-bay; io vendo circa una trentina di prodotti la settimana su e-bay, ovvero la media di 5 al giorno, tutto cio’ da piu di due anni?credo quindi di non essere piu un “venditore saltuario” ma certamente un “venditore professionista”; mi sbaglio?
    vista la mia situazione, che tasse devo pagare(sempre se le devoi pagare)?
    spero mi possiate aiutare, cerco delucidazioniin materia d amesi. grazie Antonio

Comments are closed.